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Piazza Colocci, quando non c’erano i Colocci…

JESI – Piazza Colocci al centro della cronaca locale grazie agli scavi archeologici che hanno mostrato il volto antico di una città vecchia di secoli. Ed è così che sono spuntati i resti e le fondazioni di botteghe e abitazioni medievali, inglobate dal successivo Palazzo comunale, successivamente abbattuto per dare spazio all’attuale Palazzo della Signoria che, secondo la progettazione dell’architetto Giorgio Martini, andava ad affacciarsi su una piazza: si tratta dell’attuale Piazza Colocci che, nel Medioevo, aveva ben altro nome e, stando agli ultimi ritrovamenti, una dimensione e una posizione diversa rispetto quella odierna. Gli archeologi incaricati agli studi sugli scavi parlano di una piazza San Luca che, a partire dall’attuale Colocci, si protraeva anche in direzione dell’attuale Palazzo Bisaccioni.

Palazzo Colocci non esisteva ancora: “I Colocci derivano il loro nome dal Castello di Colleocio, fuori Jesi: non si sa con precisione se si trovasse nel fabrianese o nella zona di San Severino – racconta a Password la storica locale Maria Cristina Zanotti – Erano dei cavalieri. Nel 1015, la contessa Berta si unì in matrimonio ad Attone, conte di Jesi. Nel 1040 la donna morì donando molti suoi beni al Monastero camaldolese di S. Angelo infra Ostia presso Fabriano”.

Nel 1276, Ramberto dei conti di Colleocio era guelfo. Suo figlio Nicoluccio giura fedeltà a Jesi nel 1302 per poi allearsi nel 1353 con Galeotto Malatesta, contro Innocenzo III e la famiglia lo spogliò di ogni bene. Il fratello di Ramberto, Compagno Coloccio, fu signore del Castello di Rovegliano, nel contado jesino.

“I discendenti di Ramberto infine, Boccaccio Coloccio e Angelo Coloccio, si dettero agli studi legali e divennero l’uno avvocato e l’altro podestà di Staffolo nel 1420 – aggiunge la Zanotti – L’incastellamento tra le mura jesine avvenne in epoca rinascimentale. Pertanto è evidente che nel XIII/XIV secolo non c’erano in città né i i Colocci né tanto meno il palazzo. C’era una piccola piazza con delle case che vi si affacciavano e probabilmente questo palazzo priorale come sostengono gli archeologi che si sono occupati degli scavi”.

 

 

(Notizie prese da ASCJ e Baldassini Girolamo pag. 7-  pag. 76/ pag.  101 e 144)

 

 

Redazione

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