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Poesia, una jesina da antologia: Maria Teresa Chechile inclusa in una prestigiosa raccolta

A cura di Marco Torcoletti

JESI – Fa un certo effetto ascoltare “Di notte”, la lirica composta da Maria Teresa Chechile, interpretata dall’attore e regista Alessandro Quasimodo – figlio di Salvatore, Nobel per la letteratura nel ‘59 – nell’ambito dell’iniziativa, promossa dalla casa editrice Aletti, “Alessandro Quasimodo legge i poeti contemporanei”. Insieme con altri 60 autori da tutta Italia, è stata inclusa nell’antologia cartacea in uscita, in giugno, accanto a un cd e ad un ebook. E una copia del volume sarà depositata presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, in quella Centrale di Castro Pretorio a Roma e, sempre nella capitale, presso la Biblioteca Alessandrina dei Beni Culturali. Nata a Zurigo nel 1971 da genitori italiani, la Chechile ormai può considerarsi jesina a tutti gli effetti: qui lavora come infermiera professionale all’ospedale Carlo Urbani e vive con la famiglia. Tale è il senso di appartenenza alla comunità locale, da averne fatto una delle promotrici del comitato Jesi città regia. Filosofia e poesia le sue passioni; il giornalismo, l’ambito professionale in cui avrebbe voluto lavorare. Ma la vita si sa, è imprevedibile. Come i riconoscimenti che si stanno aggiungendo, uno dietro l’altro. Andando a ritroso, c’è l’inserimento di tre brani: Il rumore del silenzio, Metafisica e Pensiero, selezionati dal critico Giuseppe Aletti, per essere inseriti nell’enciclopedia dei poeti italiani contemporanei. E ancor prima, proprio con Pensiero, la premiazione al concorso per la giornata mondiale della poesia di Villanova di Guidonia, in marzo.

«Per me la poesia è un mezzo per esprimere sensazioni, passioni ed emozioni, quelle più nascoste, recondite. Non so dire se la poesia sia nata con me o se è stata lei a stregarmi. Di certo in essa ritrovo libertà interiore».

E aggiunge, citando la sua lirica Metafisica:

«Non scrivo solo per diletto,

è quello che ho di dentro,

avviata dal dispetto…. »

Quali sono i suoi modelli?

«Non ho modelli stilistici. Il mio è uno schema libero. Poiché l’ispirazione e gli argomenti li traggo da ciò che mi circonda. Spontanea, però, è la rima che prevale nei miei componimenti.

Forte e viva è la mia inclinazione per l’amore della filosofia, che fa capo a quella dell’antica Grecia, per giungere a Kant e ultimo e, non da ultimo, Croce. L’uomo coinvolto in quello stretto rapporto tra soggetto e oggetto, vulnerabile, fragile ma con la capacità dell’intelletto di unificare la parte passiva con quella attiva ed arrivare all’esperienza sensibile».

Sogni nel cassetto?

«Il mio sogno nel cassetto è già stato aperto. Vero è che per anni ho tenuto realmente chiuse in un cassetto le mie poesie. Oggi, spinta anche da amici e familiari, le propongo. Nella realtà faccio l’infermiera, amo il mio lavoro così come amo scrivere poesie. Due ineluttabili evidenze che faccio con passione».

Intanto, in occasione dell’edizione del Festival poetico “Il Federiciano”, ad agosto a Rocca Imperiale (in provincia di Cosenza), noto come “il paese della poesia”, Maria Teresa Chechile avrà anche la possibilità di partecipare al corso di scrittura poetica con la presenza di Mogol.

Redazione

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  • Faccio i miei più cari e sinceri auguri alla mia compagna di classe dell'istituto magistrale Maria Teresa Chechile. Da tempo non avevo notizie di lei e leggere una sua intervista è stata una grossa sorpresa per me rivederla, e una profonda ammirazione provo per lei, per aver raggiunto il suo traguardo.

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