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Bravi, Croce Rossa: «Noi pronti nell’emergenza. Negazionisti? Da psichiatri»

JESI – I contagi, a Jesi, continuano ad aumentare. Il Pronto Soccorso Carlo Urbani nei giorni scorsi ha registrato un aumento dei ricoveri legato alla pandemia del coronavirus e da domenica, le Marche, entreranno nell’Area Arancione stabilita dal Governo. A Jesi, la Croce Rossa ha sempre continuato il suo impegno nel gestire i casi, come conferma il suo Presidente il dottor Francesco Bravi.

Quali sono i principali problemi che riscontra la Croce Rossa?

«Per noi la gestione del problema riguarda soprattutto il prelievo dei pazienti da casa e portarli in ospedale. E comunque tutto con coordinamento da parte della centrale operativa dell’ospedale Torrette di Ancona che ci indica quali sono i pazienti che necessitano di trasporto all’ospedale. Inviamo il personale medico, composto da circa una quarantina di persone – molti sono volontari. Abbiamo un personale fisso dipendente di cui 15 paramedici che si occupano dei trasporti».

Che differenza vede nella situazione attuale rispetto a marzo?

«Non è cambiato molto. Eravamo organizzati bene per affrontare queste situazioni. All’inizio c’era stata più difficoltà perché ci ha colti all’improvviso, ma ci siamo subito organizzati al meglio: a marzo trasportavamo dei pazienti cui non sapevamo avessero si sintomi del covid ed è stata una situazione che abbiamo imparato a gestire col tempo, ma eravamo pronti. Abbiamo tenuto l’attenzione alta per tutti questi mesi, anche d’estate. Solo in agosto posso dire che la situazione si era un attimo allentata, ma per tutto il 2020 non abbiamo smesso di essere concentrati sulla gestione di questo problema. La vestizione, la sanificazione (di mezzi e strumenti) sono tutte dinamiche con cui prima non eravamo venuti a contatto e una volta appreso questi processi ci siamo subito mossi con attenzione e organizzazione. Tutt’ora siamo molto preparati»

Come vi state organizzando per gestire la situazione nei prossimi mesi? Ci sono problemi per i tamponi?

«Noi stiamo proseguendo come stavamo facendo già da prima. In più abbiamo fatto corsi d’aggiornamento del personale per capire le indicazioni e l’accortezza che questa emergenza richiede. Abbiamo necessarie istruzioni per vestire il personale e il loro trattamento nei mezzi e al Pronto Soccorso. I tamponi vengono fatti costantemente e abbiamo fatto una vaccinazione influenzale a tutte le unità che lavorano con noi per sicurezza. Noi lo facciamo internamente, non è obbligatorio (si fa su base volontaria, ndr) ma personalmente lo considero quasi obbligatorio. É un qualcosa che permette di riconoscere la differenza fra malattia influenzale e covid. Molti negazionisti o no vax dicono che non serva a niente, ma io sono prima di tutto un medico e so per certo che è meglio fare un vaccino, anche solo anti influenzale, che niente: aiuta comunque ad immunizzare il sistema immunitario»

Ci sono state molte difficoltà, secondo alcuni pazienti, per reperire i medici. C’è psicosi?

«Personalmente non ho notato da parte di colleghi di Jesi un atteggiamento non collaborativo per quello che riguarda le richieste di eventuali pazienti covid. Non è accettabile che certe persone, come i negazionisti, denuncino teorie e prospetti senza alcun suffragio scientifico».

A questo proposito avrà certo sentito del professore del Liceo Vittorio Emanuele II di Jesi …

«Direi una parolaccia. Dico soltanto che i negazionisti sono casi da psichiatria. Negli anni mi sono impegnato in delle campagne a favore della vaccinazione e ho ricevuto spesso insulti personali da queste persone che non ritengono i vaccini una cosa seria. Anche in tempi di covid ci sono state un paio di situazioni in cui ho ricevuto attacchi perché esprimevo il parere di seguire le regole, di fare i controlli e in generale di rispettare il regolamento. C’era chi non era della stessa opinione e me lo ha detto, ma io ho le spalle larghe, continuo così».

Riccardo Belardinelli

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